Postato alle 08:24 di sabato, 16 agosto 2008

" Ebbene io, in questo fiacco e flautato
tempo di pace, non ho altro piacere
con cui passare il tempo se non quello
di spiare la mia ombra nel sole e commentare
la mia deformità."
- William Shakespeare -
Postato alle 12:53 di martedì, 05 agosto 2008

SALVEREI SOLO I MIEI OCCHI
CHE A VOLTE SOMIGLIANO
A VETRO INNOCENTE RIGATO DI PIOGGIA
PER IL RESTO
SOGNO UN'ANIMA LISCIA
COME LA COSTOLA DI UN ANGELO
Postato alle 19:16 di domenica, 03 agosto 2008
Domanda: ma se io vado ad una sagra ed usufruisco del seguente menù - antipasto, ravioli al ragù (ottimi), stinco di maiale e spiedino con patate al forno, torta al cioccolato e noci, frutta fresca, caffè, acqua e vino a volontà, il tutto per la modica somma di 19 euro, qual è il guadagno di un normale ristoratore che per la medesima cifra vi fornirà una pizza margherita, una bottiglia d'acqua e forse un caffè?.. Meditate gente, meditate.
Qualcuno disse: " Il cibo è il sesso dei vecchi. " Ho attraversato un numero sufficiente di anni per iniziare a non trovare così paradossale quest'affermazione.
Postato alle 09:44 di mercoledì, 30 luglio 2008

Ieri sera stavo facendo il turno serale al lavoro, vagavo per le corsie del magazzino deserto alla guida del carrello elevatore, un povero don Chisciotte con un I Touch zeppo di musica come scudiero. I supermercati sono dei terribili non-luoghi, giganteschi vampiri di cemento che si nutrono del brulicare dei consumatori e che smettono di esistere nel momento preciso della chiusura.
Senza una folla di mani che arraffa roba dagli scaffali, tutti quei dentifrici, così impettiti e in fila, quasi sull'attenti, sembrano sbucati direttamente dalla pop art di Wharol; sono un mausoleo all'inutilità delle nostre vite misurate al ritmo di una pignoleria che da la caccia al tartaro in almento trenta modi diversi per evitare di scontrarsi con tutto ciò che succede oltre il bordo del lavandino. Sfrecciavo nel biancore dei neon mentre la voce suadente di Tricky m'invadeva le orecchie come melassa e un'ombra mi dava la caccia costringendomi a non staccare il piede dall'accelleratore. Ma non c'è carrello elevatore che possa tenere il passo con la consapevolezza che plana su di te. Le merci impilate sugli scaffali mi sussurravano: " Tu ti occupi di noi, ma noi ti teniamo in pugno... Sei lo schiavo di una piramide che non vedrà mai la fine. " Inchiodai. Se fosse stato un film a questo punto la camera, dopo un close up sulla mia faccia velata da un sudore freddo si sarebbe avvitata verso l'alto lasciandomi inchiodato all'interno della mia trappola.
Postato alle 07:54 di lunedì, 28 luglio 2008
Sbircio dalla finestra del mio bagno i palazzi di fronte.
Intravedo tracce di un sommesso tramestio, un lento organizzarsi che somiglia alla quinte di un teatro; lenzuola che hanno riposato al fresco della notte vengono afferrate e ritirate, una donna che indossa una sgargiante vestaglia a fiori spazza il terrazzo con movimenti lenti,quasi automatici, che fanno pensare non sia riemersa ancora del tutto dal torpore. Un vecchio in canottiera se ne sta ritto sul balcone, immobile, come un condottiero che ha perso la sua armata; lo osservo mentre corruga la fronte e si appoggia alla ringhiera, sembra insegua una riflessione, un pensiero, insomma qualcosa che con gli anni si è fatta maledettamente più veloce di lui. Quel vecchio sono io, potrei esserlo? Forse in questo preciso momento qualcuno dal palazzo di fronte mi sta fissando e giudicando allo stesso modo come comparsa di questo misero spettacolo. Un tizio seduto sulla tazza che sbircia fuori dalla finestra socchiusa in cerca di non so quale ispirazione, o magari soltanto desideroso di posare lo sguardo su ettari di mediocrità che allevino la sua sensazione di inadeguatezza. Un cane inizia a lavorare ad un intro petulante cesellando il suo uggiolare, un martello pneumatico si accoda creando un contrappunto industriale a quelle rimostranze così naturali. Fatico ad allontanarmi dalla mia postazione, non c'è compiacimento voyeuristico in ciò, ma anzi una specie di propensione all'autolesionismo: non c'è una goccia di meraviglia in tutto questo, solo stanca ripetizione che si sfilaccia lungo i bordi.
Postato alle 15:41 di mercoledì, 23 luglio 2008

E se per una volta i morti viventi, un'icona saccheggiata a piene mani dalla cultura trash-pop e dal cinema di genere, non fossero assetati di sangue e carne vivente ma soltanto penosamente smarriti nella loro condizione d'improvviso ritorno?
John Ajvide Lindqvist racconta una vicenda che ruota essenzialmente sul cardine universale dell'amore e di come questo si trasformi paradossalmente in brutale egoismo quando non riusciamo ad allentare la presa sull'oggetto dei nostri desideri.
" L'estate dei morti viventi " è un romanzo bizzarro che dietro una copertina che ritrae un uomo a torso nudo dalla pelle violacea tipica della dipartita e sembra voler occhieggiare appunto al solito tentato horror, cela invece un libro profondo in cui i protagonisti si scontrano con i propri limiti. A partire dalla moralità incerta e dalle sensazioni contrastanti fino al momento in cui i morti vengono rinchiusi in un quartiere dormitorio fatiscente recintato dall'esercito e che riecheggia di ghettizzazioni nazistoidi Lindqvist ci fa sedere a fianco di persone comuni che vacillano; la sua è una narrazione pulita e freddamente compartecipativa, forse a causa della sua nazionalità svedese, luogo in cui si svolge anche il romanzo rendendo grottesco il contrasto tra un popolo composto e marcatamente civile e gli abusi che vengono perpetrati nei confronti dei morti viventi, legalmente indifendibili e privi di tutela in quanto appunto defunti.
Se cercate un punto di vista diverso e siete stufi delle solite barricate e degli estenuanti assedi di orde di zombi affamati ma il paradosso del morto che cammina vi affascina ancora, allora questo è il libro che fa per voi.
" L'estate dei morti viventi " di John Ajvide Lindqvist -Ed. Farfalle Marsilio
Postato alle 10:07 di domenica, 20 luglio 2008

Cosa ci si aspetta in genere dalla vita? Poche delusioni, un tranquillo rettilineo da affrontare con una piacevole velocità di crociera che ci regali il tempo di guardarci attorno. Certe persone sono quasi zen nella loro semplicità, sono incastonate nelle pieghe della normalità come gemme nascoste e affrontano l'avvenire con una pacatezza pervasa da venature di praticità che non ha nulla a che spartire con l'ansia spigolosa che abita spesso il sottoscritto.
Certe persone hanno trovato naturalmente un posto preciso all'interno delle loro vite, sono planate lì delicatamente come foglie e non hanno più provato la necessità di muoversi. Mi piacerebbe poter usare i loro occhi come finestre ed affacciarmi da quel nuovo punto di vista per dare una sbirciatina alla loro vite.
Forse vedrei uno scorcio di quel prato vasto e verdissimo di cui fino ad oggi ho soltanto sentito parlare.
Postato alle 14:38 di giovedì, 17 luglio 2008

Sorridi sempre
e mi guardi
prestandomi i tuoi colori,
quelli che porti dentro
Io li bevo
fino all'ultima goccia
e persino la mia bocca
che ha tutta l'aria
di una vecchia ferita
è dolcemente costretta
a piegarsi all'insù.
Postato alle 14:17 di lunedì, 14 luglio 2008
Se anche voi come il sottoscritto siete figli di quella sottile striscia di terra, arcuata, che vagamente ricorda un boomerang, imprigionata tra lo snobbismo francese e l'allegrezza un po' cialtrona dei toscani, non potete assolutamente perdervi l'ultimo romanzo di Lorenzo Licalzi.
" 7 Uomini d'oro " è ambientato a Castagnabuona, un paesino di ottocento anime nel cuore della Valle Scrivia, non molto distante da Busalla. Chiarito il dove diventa difficile addentrarsi nel quando, perchè si tratta di una narrazione imprigionata nell'ambra della nostalgia. Certo, ci sono di mezzo i giorni nostri, ma è il sottile filo della memoria a tenere inisieme la scombinata compagnia dei protagonisti; quella memoria tenera e ingenua che solo l'entroterra riesce a volte a preservare intatta, un po' grazie al silenzio che s' imprime su ogni cosa con la meticolosità della carta carbone, un po' perchè le alternative lì non sono mai approdate.
" 7 Uomini d'oro " è quasi una sorta di Stand By Me postumo, in cui sono gli adulti a riscattare in extremis le loro vite onorando un debito contratto con sè stessi quando trascorrevano i pomeriggi al fiume con un filo d'erba in bocca a scrutare un cielo che non sarebbe stato mai più azzurro di così. Licalzi è abilissimo a salvare ciò che c'è di buono e assolutamente sincero in un certo tipo di ligurietà, regalandoci la chanche di farci sorprendere da una risata durante la lettura. Tutti al bar, almeno una volta, abbiamo sognato di combinare qualcosa del genere.
" 7 Uomini d'oro " Lorenzo Licalzi - Rizzoli romanzo
Postato alle 13:52 di domenica, 13 luglio 2008

Alle ventitrè e ventidue del 24 maggio 2133 una figura ammantata d'arancione atterrò su tetto del posto di controllo 12 di San Pietro non producendo più rumore di un passero che inciampa. Davanti alla guardiola i droidi svizzeri,luccicanti come auto di lusso, spostavano metodicamente i visori ad infrarossi scandagliando ogni metro del piazzale.
L'uomo attese qualche istante, poi, quasi senza rincorsa, si esibì in una capriola a mezz'aria che gli permise di superare l'alta cancellata alle spalle della costruzione. Atterrò nel cortile interno piegando le gambe come un'enorme rana e rotolò in un soffio dietro la fila di colonne, prima che le videocamere del circuito interno potessero inquadrarlo. La nottata era incredibilmente calda, si poteva avere l'impressione che l'aria stesse lievitando come un dolce che adoperava come glassa un cielo colmo di stelle. Il misterioso individuo scartava in mezzo al biancore del marmo del colonnato diretto agli appartamenti del Pontefice; dovette bloccarsi soltanto una volta al passaggio di un paio di droidi a rotore che sorvolavano la zona dotati di sensori di movimento. Scelse senza esitazione il grande corridoio decorato da un gigantesco arazzo che ritraeva San Sebastiano trafitto da numerose freccie, l'uomo si fermò per un istante catturato dall'espressione di sofferenza che il pittore aveva saputo imprigionare nei suoi colori e pronunciò qualcosa a fior di labbra in una lingua incomprensibile. Subito dopo tornò ad essere un'entità sfocata che sfrecciava lungo il corridoio.
Raggiunse le porte degli appartamenti papali, sfortuna volle, proprio nel momento in cui una delle guardie scelte della Santissima Trinità Security svoltava l'angolo mentre confermava la propria posizione nell'interfono bluetooth attaccato alla guancia. La guardia scattò come soltanto un meccanismo collaudato potrebbe fare, fendendo l'aria con il taglio della mano diretto alla trachea dello sconosciuto. L'uomo danzò con un fruscio nella seta dei suoi abiti spostandosi all'indietro quel tanto che bastava per mandare a vuoto il colpo e premette leggermente sulla sua tempia. Il mastino della Trinità Security crollò svenuto sul pavimento prima che la consapevolezza del fallimento potesse raggiungerlo.
Finalmente lo sconosciuto aprì la porta della camera da letto del Papa e si avvicinò al pontefice immerso nel sonno. Si chinò su di lui coprendo il candore delle lenzuola con la sua ombra e... urlò: " AUGURI DI UN FELICE COMPLEANNO !!!"
Pio 112° scattò a sedere come se avesse avuto una molla collegata alla schiena, se fosse stato un po' più giovane forse si sarebbe addirittura aggrappato al lampadario sopra di loro e piantò sul Dalai Lama sorridente uno sguardo simile a quello di un gatto che si ritrova al centro di un'autostrada. " Ma sei scemo?!Tutti gli anni la stessa storia. " esclamò in un rantolo.