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Postato alle 09:12 di lunedì, 20 aprile 2009
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Sono tornato per chi non c'era
per vedere il sole che sfonda le nubi
Sono tornato per ricalcare
una strada che mi sembrava importante
perchè nella vita
non si prendono mai abbastanza appunti
Sono tornato al punto di partenza
che somiglia
ad un vertiginoso trampolino
affacciato su di una pozza d'oscurità
Sono tornato
poichè non avevo
un atro posto dove andare
e starmene seduto
sul cumulo dei miei vecchi cocci
mi aiuta a riflettere...
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Postato alle 08:24 di sabato, 16 agosto 2008


shadow

" Ebbene io, in questo fiacco e flautato
tempo di pace, non ho altro piacere
con cui passare il tempo se non quello
di spiare la mia ombra nel sole e commentare
la mia deformità."  

                                          
- William Shakespeare -
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Postato alle 12:53 di martedì, 05 agosto 2008
angel

SALVEREI SOLO I MIEI OCCHI
CHE A VOLTE SOMIGLIANO
A VETRO INNOCENTE RIGATO DI PIOGGIA
PER IL RESTO
SOGNO UN'ANIMA LISCIA
COME LA COSTOLA DI UN ANGELO
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Postato alle 19:16 di domenica, 03 agosto 2008
Domanda: ma se io vado ad una sagra ed usufruisco del seguente menù - antipasto, ravioli al ragù (ottimi), stinco di maiale e spiedino con patate al forno, torta al cioccolato e noci, frutta fresca, caffè, acqua e vino a volontà, il tutto per la modica somma di 19 euro, qual è il guadagno di un normale ristoratore che per la medesima cifra vi fornirà una pizza margherita, una bottiglia d'acqua e forse un caffè?.. Meditate gente, meditate.
Qualcuno disse: " Il cibo è il sesso dei vecchi. " Ho attraversato un numero sufficiente di anni per iniziare a non trovare così paradossale quest'affermazione.
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Postato alle 09:44 di mercoledì, 30 luglio 2008
beijing-supermarket-ga

Ieri sera stavo facendo il turno serale al lavoro, vagavo per le corsie del magazzino deserto alla guida del carrello elevatore, un povero don Chisciotte con un I Touch zeppo di musica come scudiero. I supermercati sono dei terribili non-luoghi, giganteschi vampiri di cemento che si nutrono del brulicare dei consumatori e che smettono di esistere nel momento preciso della chiusura.

Senza una folla di mani che arraffa roba dagli scaffali, tutti quei dentifrici, così impettiti e in fila, quasi sull'attenti, sembrano sbucati direttamente dalla pop art di Wharol; sono un mausoleo all'inutilità delle nostre vite misurate al ritmo di una pignoleria che da la caccia al tartaro in almento trenta modi diversi per evitare di scontrarsi con tutto ciò che succede oltre il bordo del lavandino. Sfrecciavo nel biancore dei neon mentre la voce suadente di Tricky m'invadeva le orecchie come melassa e un'ombra mi dava la caccia costringendomi a non staccare il piede dall'accelleratore. Ma non c'è carrello elevatore che possa tenere il passo con la consapevolezza che plana su di te. Le merci impilate sugli scaffali mi sussurravano: " Tu ti occupi di noi, ma noi ti teniamo in pugno... Sei lo schiavo di una piramide che non vedrà mai la fine. " Inchiodai. Se fosse stato un film a questo punto la camera, dopo un close up sulla mia faccia velata da un sudore freddo si sarebbe avvitata verso l'alto lasciandomi inchiodato all'interno della mia trappola.
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Postato alle 07:54 di lunedì, 28 luglio 2008
Sbircio dalla finestra del mio bagno i palazzi di fronte.
Intravedo tracce di un sommesso tramestio, un lento organizzarsi che somiglia alla quinte di un teatro; lenzuola che hanno riposato al fresco della notte vengono afferrate e ritirate, una donna che indossa una sgargiante vestaglia a fiori spazza il terrazzo con movimenti lenti,quasi automatici, che fanno pensare non sia riemersa ancora del tutto dal torpore. Un vecchio in canottiera se ne sta ritto sul balcone, immobile, come un condottiero che ha perso la sua armata; lo osservo mentre corruga la fronte e si appoggia alla ringhiera, sembra insegua una riflessione, un pensiero, insomma qualcosa che con gli anni si è fatta maledettamente più veloce di lui. Quel vecchio sono io, potrei esserlo? Forse in questo preciso momento qualcuno dal palazzo di fronte mi sta fissando e giudicando allo stesso modo come comparsa di questo misero spettacolo. Un tizio seduto sulla tazza che sbircia fuori dalla finestra socchiusa in cerca di non so quale ispirazione, o magari soltanto desideroso di posare lo sguardo su ettari di mediocrità che allevino la sua sensazione di inadeguatezza. Un cane inizia a lavorare ad un intro petulante cesellando il suo uggiolare, un martello pneumatico si accoda creando un contrappunto industriale a quelle rimostranze così naturali. Fatico ad allontanarmi dalla mia postazione, non c'è compiacimento voyeuristico in ciò, ma anzi una specie di propensione all'autolesionismo: non c'è una goccia di meraviglia in tutto questo, solo stanca ripetizione che si sfilaccia lungo i bordi.
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Postato alle 15:41 di mercoledì, 23 luglio 2008
zombie

E se per una volta i morti viventi, un'icona saccheggiata a piene mani dalla cultura trash-pop e dal cinema di genere, non fossero assetati di sangue e carne vivente ma soltanto penosamente smarriti nella loro condizione d'improvviso ritorno?
John Ajvide Lindqvist  racconta una vicenda che ruota essenzialmente sul cardine universale dell'amore e di come questo si trasformi paradossalmente in brutale egoismo quando non riusciamo ad allentare la presa sull'oggetto dei nostri desideri.
" L'estate dei morti viventi " è un romanzo bizzarro che dietro una copertina che ritrae un uomo a torso nudo dalla pelle violacea tipica della dipartita e sembra voler occhieggiare appunto al solito tentato horror, cela invece un libro profondo in cui i protagonisti si scontrano con i propri limiti. A partire dalla moralità incerta e dalle sensazioni contrastanti fino al momento in cui i morti vengono rinchiusi in un quartiere dormitorio fatiscente recintato dall'esercito e che riecheggia di ghettizzazioni nazistoidi  Lindqvist  ci fa sedere a fianco di persone comuni che vacillano; la sua è una narrazione pulita e freddamente compartecipativa, forse a causa della sua nazionalità svedese, luogo in cui si svolge anche il romanzo rendendo grottesco il contrasto tra un popolo composto e marcatamente civile e gli abusi che vengono perpetrati nei confronti dei morti viventi, legalmente indifendibili e privi di tutela in quanto appunto defunti.
Se cercate un punto di vista diverso e siete stufi delle solite barricate e degli estenuanti assedi di orde di zombi affamati ma il paradosso del morto che cammina vi affascina ancora, allora questo è il libro che fa per voi.

" L'estate dei morti viventi " di John Ajvide Lindqvist -Ed. Farfalle Marsilio
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Postato alle 10:07 di domenica, 20 luglio 2008
grande prato

Cosa ci si aspetta in genere dalla vita? Poche delusioni, un tranquillo rettilineo da affrontare con una piacevole velocità di crociera che ci regali il tempo di guardarci attorno. Certe persone sono quasi zen nella loro semplicità, sono incastonate nelle pieghe della normalità come gemme nascoste e affrontano l'avvenire con una pacatezza pervasa da venature di praticità che non ha nulla a che spartire con l'ansia spigolosa che abita spesso il sottoscritto.

Certe persone hanno trovato naturalmente un posto preciso all'interno delle loro vite, sono planate lì delicatamente come foglie e non hanno più provato la necessità di muoversi. Mi piacerebbe poter usare i loro occhi come finestre ed affacciarmi da quel nuovo punto di vista per dare una sbirciatina alla loro vite.
Forse vedrei uno scorcio di quel prato vasto e verdissimo di cui fino ad oggi ho soltanto sentito parlare.
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Postato alle 14:38 di giovedì, 17 luglio 2008
Fenice

Sorridi sempre

e mi guardi
prestandomi i tuoi colori,
quelli che porti dentro
Io li bevo
fino all'ultima goccia
e persino la mia bocca
che ha tutta l'aria
di una vecchia ferita
è dolcemente costretta
a piegarsi all'insù.
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Postato alle 14:17 di lunedì, 14 luglio 2008
Se anche voi come il sottoscritto siete figli di quella sottile striscia di terra, arcuata, che vagamente ricorda un boomerang, imprigionata tra lo snobbismo francese e l'allegrezza un po' cialtrona dei toscani, non potete assolutamente perdervi l'ultimo romanzo di Lorenzo Licalzi.
" 7 Uomini d'oro " è ambientato a Castagnabuona, un paesino di ottocento anime  nel cuore della Valle Scrivia, non molto distante da Busalla. Chiarito il dove diventa difficile addentrarsi nel quando, perchè si tratta di una narrazione imprigionata nell'ambra della nostalgia. Certo, ci sono di mezzo i giorni nostri, ma  è il sottile filo della memoria a tenere inisieme la scombinata compagnia dei protagonisti; quella memoria tenera e ingenua che solo l'entroterra riesce a volte a preservare intatta, un po' grazie al silenzio che s' imprime su ogni cosa con la meticolosità della carta carbone, un po' perchè le alternative lì non sono mai approdate.
" 7 Uomini d'oro " è quasi una sorta di Stand By Me postumo, in cui sono gli adulti a riscattare in extremis le loro vite onorando un debito contratto con sè stessi quando trascorrevano i pomeriggi al fiume con un filo d'erba in bocca a scrutare un cielo che non sarebbe stato mai più azzurro di così. Licalzi è abilissimo a salvare ciò che c'è di buono e assolutamente sincero in un certo tipo di ligurietà, regalandoci la chanche di farci sorprendere da una risata durante la lettura. Tutti al bar, almeno una volta, abbiamo sognato di combinare qualcosa del genere.

" 7 Uomini d'oro " Lorenzo Licalzi - Rizzoli romanzo
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